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Malattia di Alzheimer: sintomi, diagnosi e percorso di cura

La malattia di Alzheimer è una delle cause più frequenti di demenza. È una malattia neurodegenerativa che evolve nel tempo e può coinvolgere memoria, linguaggio, orientamento, capacità di organizzare le attività, giudizio e comportamento.

Non tutte le demenze sono Alzheimer e non ogni problema di memoria indica una demenza. Per questo, quando compaiono cambiamenti persistenti o progressivi, il punto di partenza è un inquadramento clinico completo, non una conclusione basata su un singolo sintomo.

Per una panoramica generale consulta anche la pagina dedicata a demenza e declino cognitivo nell’anziano.

Quali sintomi può dare l’Alzheimer

Nelle fasi iniziali sono frequenti le difficoltà nel ricordare informazioni recenti, ma i sintomi possono riguardare anche altre funzioni cognitive. Tra i cambiamenti che meritano attenzione possono comparire:

  • dimenticare frequentemente conversazioni, appuntamenti o informazioni appena apprese;
  • ripetere le stesse domande a breve distanza di tempo;
  • fare più fatica a gestire denaro, farmaci, scadenze o attività domestiche;
  • avere difficoltà a trovare le parole o a seguire una conversazione;
  • perdere l’orientamento nel tempo o in luoghi conosciuti;
  • mostrare un peggioramento del giudizio o della capacità di pianificare;
  • presentare apatia, ansia, irritabilità, sospettosità o altri cambiamenti del comportamento.

Questi segnali non sono specifici dell’Alzheimer: possono avere cause diverse. L’aspetto più importante è il cambiamento rispetto al funzionamento precedente e il progressivo impatto sulla vita quotidiana.

Per un approfondimento mirato puoi leggere l’articolo sui primi sintomi dell’Alzheimer e le differenze rispetto al normale invecchiamento.

Alzheimer e normale invecchiamento: perché non basta una dimenticanza

Con l’età può diventare più difficile recuperare rapidamente un nome o imparare informazioni nuove. Una dimenticanza occasionale, soprattutto se viene recuperata in seguito, non equivale a una malattia neurodegenerativa.

Merita invece un approfondimento quando le difficoltà diventano frequenti, peggiorano nel tempo, vengono notate anche dai familiari o interferiscono con attività che prima venivano gestite in autonomia.

Alzheimer e MCI non sono la stessa cosa

Il declino cognitivo lieve (MCI) indica la presenza di difficoltà cognitive maggiori rispetto a quanto atteso per l’età, ma con una sostanziale conservazione dell’autonomia quotidiana. L’MCI può avere cause differenti e non tutte le persone con MCI sviluppano una demenza.

Distinguere normale invecchiamento, MCI e demenza richiede quindi una valutazione che tenga conto della storia della persona, delle funzioni cognitive e dell’autonomia.

Come si arriva alla diagnosi

La diagnosi di Alzheimer non deriva da un unico test. Il medico raccoglie la storia clinica, valuta l’andamento dei sintomi, considera i farmaci e le altre condizioni di salute e può richiedere approfondimenti per escludere o riconoscere altre cause di declino cognitivo.

Il percorso può comprendere, in base alla situazione:

  • valutazione clinica e neurologica;
  • valutazione delle funzioni cognitive;
  • esami ematochimici o altri accertamenti indicati dal medico;
  • esami neuroradiologici quando appropriati;
  • ulteriori esami specialistici nei casi in cui siano realmente necessari.

La visita neurologica e la valutazione neuropsicologica possono fornire informazioni complementari. Nella persona anziana con multimorbidità, fragilità o politerapia può essere utile anche una valutazione geriatrica.

Perché la valutazione neuropsicologica è utile

Una valutazione neuropsicologica non serve soltanto a verificare “quanto ricorda” una persona. Permette di approfondire più funzioni, come memoria, attenzione, linguaggio e capacità di pianificare, descrivendo un profilo cognitivo che può aiutare il percorso diagnostico e il follow-up.

Il risultato va sempre interpretato insieme alla storia clinica e al livello di autonomia. Un punteggio isolato non equivale a una diagnosi di Alzheimer.

Dopo la diagnosi: costruire un percorso, non fermarsi all’etichetta

Ricevere una diagnosi può generare molte domande: quali controlli saranno necessari, come organizzare la quotidianità, quali cambiamenti aspettarsi e come sostenere l’autonomia il più a lungo possibile.

La presa in carico può comprendere interventi farmacologici e non farmacologici scelti dal team curante in base al quadro clinico, il monitoraggio nel tempo, la gestione delle altre patologie, indicazioni sulla sicurezza e strategie per la vita quotidiana.

Le decisioni sui farmaci e sugli eventuali trattamenti specifici devono essere sempre individualizzate dallo specialista. Le opzioni disponibili cambiano nel tempo e non sono appropriate per tutte le persone.

Comportamento, sonno e autonomia

Con l’evoluzione della malattia possono comparire anche disturbi non strettamente legati alla memoria, come apatia, agitazione, ansia, irritabilità, disturbi del sonno o maggiore difficoltà nelle attività quotidiane.

Quando questi problemi compaiono è utile cercarne anche possibili cause mediche, ambientali o farmacologiche. Puoi approfondire i disturbi comportamentali nel declino cognitivo e i disturbi del sonno nell’anziano.

Il ruolo del caregiver

L’Alzheimer coinvolge inevitabilmente anche la famiglia. Il caregiver può diventare una fonte preziosa di informazioni sui cambiamenti osservati, ma può anche trovarsi a sostenere un carico crescente nella gestione di farmaci, appuntamenti, sicurezza, comunicazione e attività quotidiane.

Per questo la presa in carico dovrebbe comprendere anche informazioni chiare, orientamento e supporto per chi assiste. IUVAL dedica un percorso specifico al supporto dei caregiver a Milano.

Come affrontiamo l’Alzheimer a IUVAL

A IUVAL cerchiamo di evitare una sequenza di visite scollegate. In base ai bisogni, il percorso può integrare neurologia, geriatria, neuropsicologia e altre professionalità, con l’obiettivo di chiarire le priorità e accompagnare paziente e caregiver nel tempo.

L’obiettivo non è soltanto definire una diagnosi, ma costruire un percorso comprensibile: che cosa stiamo osservando, quali approfondimenti servono, quali problemi affrontare per primi e quando rivalutare la situazione.

Fonti istituzionali

Le informazioni presenti in questa pagina hanno finalità informative e non sostituiscono una valutazione clinica individuale.

Prenota una visita

Se hai notato cambiamenti della memoria, dell’orientamento o dell’autonomia, puoi contattarci allo 02 304 53 340. Ti aiuteremo a capire quale può essere il primo professionista o il percorso più adatto alla situazione.